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Le conseguenze di un’industria cieca

Se l’industria è politicamente più forte è questa a prevalere. Gli interessi degli agricoltori non saranno rispettati, essi saranno privati, con compensi irrisori, del loro terreno; il collocamento è dispotico, gli interessi delle industrie minori non sono considerati, e nemmeno quelli di altri strati sociali.
L’assistenza sanitaria diventa un mero organi di controllo della resistenza al lavoro, le scuole professionali sono, col denaro di tutti, al servizio di un solo gruppo. La maggior parte di questi conflitti non cessano col passaggio delle industrie allo Stato, agli interessati (cooperative di produzione) o alla municipalità.
In verità il bene comune nell’industria è una funzione complessa di: interessi individuali e diretti dei partecipanti al lavoro, interessi spirituali solidaristici e sociali indiretti dei medesimi, interessi dell’ambiente immediatamente vicino, che trae ragion di vita e di sviluppo dal progredire dell’industria, interessi del territorio immediatamente limitrofo.

Le Fabbriche di Bene, Adriano Olivetti, Pos. 396-406 su Kindle

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