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Incontro al Progetto, il significato del gruppo

Riprendiamo per un attimo le fila di questo “blog tesi” partendo dal penultimo Incontro al Progetto, ormai avuto luogo due settimane fa. Il tema della terza chiacchierata è stato “il significato del gruppo”, con ospiti Confcooperative, Cooperativa Stranaidea, Cooperativa Raggio e non ultimo Don Luca Peyron dalla Pastorale Universitaria.

cooperationProprio Don Luca riassume in tre punti l’approccio preso in considerazione dalla Pastorale, cioè una realtà religiosa che si inserisce in un contesto laico, o addirittura laicissimo: quello dell’università, cito “Un luogo pieno di informazioni, ma forse sempre più povero di senso”. Sono tre i punti principali della loro strategia di lavoro, creazione ed inserimento nel gruppo:

  1. Rendersi conto di essere ospiti dentro l’Università. Considerarsi ospiti implica infatti avere l’umiltà di imparare un linguaggio, diverso dal proprio, per comunicare con l’ospitante.
  2. Mettere al centro il soggetto principale dell’azione della Pastorale, e non la Pastorale stessa. In altre parole: l’universitario.
  3. Organizzarsi per pianificare la comunicazione, cioè il come dire le cose. Darsi delle scadenze per valutare i risultati, avere il polso necessario per dirsi dei no, per darsi dei si più avanti. Organizzarsi e pianificare significa quindi fare delle scelte precise.

Confcooperative è invece un’associazione di rappresentanza delle cooperative. La cooperativa è una forma d’impresa dove non c’è un proprietario, ma gli stessi soci lavoratori partecipano alle quote dell’azienda. Non c’è scopo di lucro, quindi non si alimenta (aggiungo io – inutilmente) il capitale, e l’obiettivo può essere vario: dare lavoro, dare servizi, fare inserimento lavorativo eccetera.

La Cooperativa sociale è una forma relativamente giovane (da non confondersi con la cooperativa normale, precedente). Nasce infatti come definizione nel 1991, e per dirla con le parole usate all’incontro “è un business per i bisogni delle persone”, che coniuga economia e socialità/solidarietà su diversi ambiti (agricoltura, edilizia, produzione lavoro, consumo, sanità).

Una cooperativa opera tipicamente in una rete, ed è quindi abituata a fare gruppo, poichè raramente una cooperativa isolata dalla rete riesce a succedere. Si può pensare ad ogni singola cooperativa come un cluster di nodi interconnessi, a sua volta in collegamento con altri.

Dopo quest’infarinatura di massima sul mondo cooperativo, Stranaidea (cooperativa dal 1986) dà qualche consiglio più operativo sul tema della progettazione sociale in gruppo, soprattutto considerando le modalità comuni di ricerca finanziamenti e contributi, in particolare la scrittura di progetti e la partecipazione a bandi.

Il team di progettazione può seguire due strade. Quella forse più usata è “l’ufficio di progettazione“, che rimane sempre coerente a sè stesso (con le stesse persone) e compila tutti i bandi, più o meno confrontandosi con esperienze esterne. Ciò che invece fa Stranaidea è “una progettazione per competenze“: esce il bando, si crea il gruppo di progetto a seconda delle esigenze richieste (es. progetto sull’infanzia? serve qualcuno che lavori con i bambini).

Questo modus operandi, che corrisponde ad una precisa forma mentis molto più flessibile e dinamica di quella dell’ufficio di progettazione, porta con sè diversi vantaggi:

  1. Progetti reali: confrontarsi con chi è del settore come parte in causa e componente del team porta ad avere informazioni più precise, che si riflettono poi nella stima dei costi, e che quindi generano progetti più in linea con la realtà, dove le capacità del singolo non vengono sovrastimate e non si richiedono condizioni di lavoro eccessivamente stressanti o obiettivi fuori dal budget richiesto
  2. Lavoratori motivati: se il team di progetto è composto anche dai futuri lavoratori, questi saranno più motivati a portare avanti il progetto, e quindi è più probabile che questo abbia successo in caso di difficoltà future. Anche gli eventuali lavoratori esterni avranno più soddisfazione e determinazione ad impiegare il loro tempo in un contesto ben progettato e poco stressante

L’obiettivo quindi è quello di guardare fuori quando non si hanno competenze, tendenza che riprende in qualche modo il mantra “Get out of the building”, cioè quell’invito ad uscire dalla propria confort zone per mettersi in gioco ed arricchirsi/arricchire di informazioni sè stessi e gli altri. Inoltre permette di generare nuove reti. Volendo riassumere per punti:

  • Progettare in rete significa pensare che gli altri non siano competitor, ma collaboratori. In questo modo si aumentano produttività e condivisione
  • Progettare per competenze è più efficace (poichè in linea con quanto detto sopra: aumenta collaborazione e condivisione)
  • Non è necessario partecipare a tutti i bandi a tutti i costi (ad.es. se il bando propone obiettivi irraggiungibili)
  • In ogni caso è importante cercare interlocutori sul territorio
  • La rete moltiplica i risultati

Parliamo adesso della Cooperativa Raggio, che nasce nel 2013 a Mirafiori Nord. Raggio si occupa di creazione lavoro per persone svantaggiate (nello specifico disabili) e parte da un vecchio supermercato CRAI ormai chiuso, senza un euro in tasca. Bisogna quindi finanziarsi! Come?

Qui è partita per loro una campagna di Crowdfunding “vecchia scuola”: il caro ed efficace porta a porta per vendere quote della Cooperativa, tenendo bene a mente che chi acquisterà le quote diventerà anche un potenziale cliente! Questo ha permesso di recuperare ben 14.000,00 € che hanno permesso di avviare l’attività, anche ristrutturando i locali. Ad oggi, Raggio comprende 4 lavoratori part-time, un lavoratore a tempo indeterminato (disabile) ed altri due disabili sempre part-time. Dopo un solo anno di esercizio, l’attività ha chiuso il proprio bilancio quasi in pareggio, poco lontano dal break even point, risultato che spesso molte aziende for-profit faticano a raggiungere in così breve tempo!

Insomma si è parlato di tante cose, con moltissimi spunti interessanti. Riporto qui sotto forma di elenco puntato un po’ di cose uscite durante il “question time” che segue le presentazioni degli ospiti:

  • Per fare mediazione nel gruppo è necessario
    • Levarsi dal centro, quindi non giocare a chi è meglio e rendersi conto dei diversi linguaggi presenti
    • Avere capacità di ascolto, anche con una precisa progettazione dei tavoli d’incontro quando possibile (progettazione per competenze)
    • Far leva sul senso di comunità, tenendo conto che una comunità di qualità vince su una comunità di quantità
    • Avere la precisa volontà di mettersi in gioco
    • Aver presente che puntare sui valori è più importante che puntare sulla sola dimensione economica/numerica, dove in genere basta un bravo contabile e un team che sappia indicargli la direzione
    • Sicuramente, l’esperienza gioca un ruolo fondamentale

Bisogna poi tener presente che nella progettazione sociale, spesso l’80-90% del tempo impiegato si usa per parlare con le persone (anche qui: usciamo dalla confort zone, get out of the building).

Credo che per stavolta sia tutto!

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