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La povertà è colpa delle banche

Sono stati inventati nuovi sistemi per sfruttare i poveri. In America, chi appartiene al ceto medio forse non conosce nemmeno l’esistenza dei cosiddetti “prestiti del giorno paga” (piccoli prestiti a breve, di solito al di sotto dei 1500 dollari), di cui si servono gli americani a basso reddito che non hanno altro accesso al sistema creditizio per sopravvivere fino alla paga successiva quando capita una parcella del medico, o una riparazione alla macchina, o si rompe un elettrodomestico e di soldi in casa non ne restano più. I ricchi o le persone di medio reddito farebbero fronte a queste spese usando la loro carta di credito, con la quale, se l’ammanco è coperto entro il termine stabilito, non c’è da pagare niente, mentre se c’è un ritardo di qualche mese l’interesse annuo applicato può arrivare al 25%. Ma i poveri che lavorano sono costretti a ricorrere ai prestiti del giorni di paga e l’interesse annuo può arrivare in questi casi al 250% e oltre. […] Se consideriamo come le nostre istituzioni finanziarie siano congegnate in modo da rendere impossibile l’accesso ai poveri, vediamo che la colpa (ndr: della povertà) è proprio delle banche e del modo di pensare retrogrado che rappresentano.

Un mondo senza povertà (Universale economica. Saggi), Muhammad Yunus, Pos. ~975 su Kindle

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