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Attivare un’economia del fare sociale

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Formalizziamo adesso il metodo alla base delle economie del fare sociale (in seguito SME), premettendo che una SME può essere intesa come un sotto-insieme del progetto sociale, sviluppato all’interno di un framework composto da tre diversi domini: unisce infatti la Comunità a logiche di gestione che guardano il mondo del management, integrando valori e strumenti finalizzati a raggiungere uno sviluppo sostenibile tramite l’auto-produzione, come indicato in figura.

La comunità deve imparare prima di tutto a collaborare e condividere con l’obiettivo di raggiungere equità, inclusione sociale ed ecologia, concetti implementati secondo l’approccio del design sistemico. In accordo con questa visione, gli strumenti guardano in maniera specifica al mondo dell’auto-produzione, intesa stavolta in senso lato, oltre il semplice prodotto-oggetto: auto-produrre è anche fare un orto sociale, organizzare i propri eventi o far circolare know-how.

L’auto-produzione diventa quindi un tramite educativo ed abilitante della comunità, che restituisce ad essa saperi e competenze, in un ciclo di empowerment virtuoso.

Partendo dalle nostre esperienze pratiche, sia quelle esposte in questo elaborato che quelle passate, crediamo che il progetto debba strutturarsi nel tempo secondo questa scaletta, qui proposta in una Versione 0, cioè una bozza di discussione aperta a contributi, consigli e critiche costruttive.

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Premessa

Attivare un processo di questo tipo è un compito impegnativo, che richiede un set di competenze specifiche diffuse fra le persone che vi partecipano. Qualora queste non siano presenti, possono ovviamente essere acquisite perché chiunque può essere messo in grado di gestire un’Associazione od un Comitato in autonomia, semplicemente trasferendo alcune nozioni appartenenti diverse sfere: si può adempiere ad obblighi, moduli e procedure di base senza tante difficoltà, conservando entusiasmo e voglia di fare.

In uno scenario sistemico, come indicato in precedenza, potrebbe essere la Cooperativa a svolgere attività di mentoring ed informazione. In mancanza di questo, ci si può rivolgere ai CAF o a qualche professionista bendisposto per consigli “una tantum”.

Avremo preferito includere in questo lavoro anche una panoramica completa degli strumenti e delle varie possibilità, cioè un “come fare cosa, in pratica”. Purtroppo non è stato possibile per varie ragioni: saremo ben contenti di proseguire in questa ricerca se sarà possibile.

Ci sono poi due elementi fondamentali da tenere in considerazione in ogni momento del processo:

  • CONTINUITÀ: è necessario garantire continuità per non deludere le aspettative delle persone, altrimenti perso l’entusiasmo e lo spirito collaborativo iniziale della Comunità perderemo buona parte delle possibilità di successo, per mancanza di coesione. Non si può portare avanti un progetto senza tempi certi, e con blocchi organizzativi di più di 3 mesi. Chi vorrà attivare attività a “spot”, cioè senza un’attività rivolta al lungo periodo, può mantenere un impegno anche contenuto in 3 mesi circa. Per chi vuole invece occuparsi di progetti a più lunga scadenza, come ad esempio la riattivazione di spazi pubblici inutilizzati/sottoutilizzati, bisogna mettere in conto periodi più lunghi, dai 12 ai 18 mesi.
  • VERIFICA: ogni fase ed ogni attività all’interno delle fasi deve essere sottoposta a momenti di verifica. Anche qui, esistono diverse strategie: possono essere stabili dei criteri misurabili, oppure dei momenti di confronto a cui seguirà un resoconto da archiviare. Le verifiche sono utili per valutare lo stato di avanzamento, la partecipazione e la strategia intrapresa. Una verifica serve anche a far emergere errori e problemi, l’analisi degli errori serve a correggere il tiro in futuro, l’analisi dei problemi ad essere risolti.
  • FUNDRAISING: i fondi servono sempre. Se le fasi 0 e 1 possono essere svolte in auto-finanziamento per progetti spot o di breve durata mettendo in comune risorse e strumenti propri, sul lungo periodo si rivelerà necessario avere un fondo cassa. E’ possibile partecipare a bandi, concorsi e richieste di contributi se ci si è costituiti in Associazione, oppure cercare sponsorizzazioni private. Altrimenti bisognerà immaginare altre strategie. Per cifre contenute entro i 3.000 € si possono ipotizzare campagne di crowdfunding, utili sia per spiegare il progetto ed arrivare a più persone, sia per chiarirsi le idee su quale sia l’obiettivo.