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Fase 0: Ricerca

La Fase 0 è incentrata sulla ricerca e verifica del bisogno sociale identificato

La Fase 0 è incentrata sulla ricerca e verifica del bisogno sociale identificato

In questa fase stiamo identificando il gruppo di lavoro, ovvero la comunità di progetto, oltre ad analizzare il contesto ed i vari attori (stakeholder). Partiamo dal descrivere la comunità iniziale, ma non è un punto di partenza: ogni situazione è specifica e potremmo partire dalla Comunità per poi studiare il contesto, o viceversa, mentre altre volte le cose andranno di pari passo.

La Comunità iniziale

Come veniamo a contatto della Comunità?

La comunità può essere semplicemente identificata. Ad esempio, decidendo di intervenire sulle periferie, è possibile identificare dei “gruppi” già formati all’interno dei meccanismi di coesione sociale del territorio. In questo caso, si tratta perciò di analisi, osservazione e descrizione del contesto, insomma un’analisi sociologica su strada. Possiamo poi coinvolgere le persone “per strada” oppure decidere di rivolgerci ad un gruppo già associato esistente. L’importante è porre l’accento sul territorio, sulla località e l’affezione per il contesto scelto.

La comunità può essere anche formata. Possiamo proporre un bando, un concorso o un avviso pubblico che chieda ai possibili interessati di iscriversi, presentarsi, aderire ad un’assemblea o ad un evento “zero”. E’ un approccio che forse crea un gruppo più determinato, già orientato a logiche collaborative e con una maggiore tendenza a prendere iniziativa, proprio perché si tratta di soggetti che hanno risposto ad una chiamata.

La comunità può essere anche intercettata. Può capitare per caso di conoscere una comunità, una aggregazione o un gruppo di persone desiderose di migliorare la condizione del contesto. Potrebbe essere ad esempio che sia già una comunità ad esprimere una propria aspirazione, e che abbia già provato a contattare l’amministrazione per risolvere questo o quel problema nel quartiere, oppure che cerchi spazi d’espressione aperti.

La comunità può essere anche auto-determinata. Può cioè decidere del proprio futuro con una progettualità autonoma, su un bisogno comune da essa stessa individuato, senza necessariamente il bisogno di un facilitatore esterno, che può essere ricercato in un secondo momento sulla base delle competenze necessarie.

Il linguaggio sociale

E’ importante porre particolare attenzione al linguaggio sociale ed alle relazioni esistenti all’interno della comunità, soprattutto se siamo esterni che si inseriscono in una comunità già socialmente strutturata dove gli altri rispondono ad un codice di comportamento stabilito. Questo discorso ovviamente si attenua se siamo partiti da un bando o un concorso.

Bisogna quindi partire dal contesto sociale e comprenderne da subito le caratteristiche. Ad esempio, in Brasile c’era sin da subito un senso marcato di condivisione e di collaborazione, affiancato dalla voglia di mettersi in gioco. Al contrario, a Barca abbiamo registrato forte delusione, che può trasformarsi tanto in rabbia quanto in indifferenza o scarsa collaborazione, almeno nei più grandi: i bambini, invece, riescono sempre ad entusiasmarsi, ma possono contribuire meno all’organizzazione del progetto.

Il contesto

Studiare il contesto significa non solo osservare le relazioni esistenti a livello sociale, ma anche identificare nuove possibili connessioni. Dovremo definire gli stakeholder del progetto, cioè tutti i possibili interessati, e questo lavoro può essere facilitato dalla comunità se già presente, prendendo in considerazione che abbiamo un’aspirazione produttiva per cui dovremo in qualche modo riuscire a recuperare i mezzi necessari a svolgere le nostre attività.

Rimane chiaro che all’inizio ognuno dovrà mettere il suo, condividendo mezzi e risorse proprie in una logica collaborativa, ma possiamo partire sin da questo momento a ricercare e contattare possibili sponsor, anche includendoli nella comunità, perché esistono sempre spese a cui dovremo far fronte.

Bisogna iniziare a pensare anche ad un sede fisica necessaria per i laboratori, che all’inizio saranno verosimilmente dei workshop temporanei con fini diversi, in accordo alla situazione specifica che abbiamo individuato: riqualificare una piazza, pulire una via, produrre degli arredi da portarsi in casa o per qualcuno, strutturare delle attività dimostrative, o anche solo ricreative.

E’ utile in questo senso pensare anche ad una sede per le attività. Nel corso della nostra esperienza, una sede può essere davvero qualsiasi cosa: un locale di qualcuno, esterno o interno alla comunità, concesso in prestito; un fondo privato, un magazzino comunale, la sede di un’associazione amica che abbiamo coinvolto come stakeholder, una stanza dentro un centro sociale.

Iniziamo sin da qui a valutare correttamente i vari vincoli normativi e amministrativi: delle volte possiamo rimanere un gruppo informale, altre è più conveniente strutturarsi in qualche forma associativa, in particolare se si ha un forte legame con il territorio e se gran parte della comunità individuata vive in quel territorio. Non bisogna per forza costituirsi immediatamente in comitato o associazione, ma essere informati si, soprattutto se l’amministrazione pubblica è uno dei nostri interlocutori principali.