• Italiano
  • English

L’Italia: complessità, competizione e complicazione

nuvola-sullitalia

Gli elementi esposti in questo precedente post configurano l’Italia come un contesto a maggiore complessità. Qui in Italia esiste un mercato in forte competizione, mercato che non è sempre determinato dal merito: bisogna tenere in conto anche influenze, accordi, relazioni e interessi.

Siamo poi in un contesto cittadino più ampio, dove è difficile avere un filo diretto con l’amministrazione pubblica, e spesso si naviga a vista. Ma è in questo mare che bisogna muoversi, tenendo in considerazione più fattori.

Ad esempio, gran parte del 2013 è stato dedicato alla ricerca di concorsi che potessero finanziare il progetto nella sua fase iniziale, proprio perché le amministrazioni vedono i propri budget ridotti, e non concedono più contributi a pioggio, perciò gli interessi sono crescenti. Eravamo alle prime esperienze e puntavamo in alto: un errore, perché sarebbe stato meglio partire dal piccolo, più alla portata. Tuttavia, le energie spese ci hanno portato nuove conoscenze, mettendoci in grado di valutare meglio le strade da intraprendere oggi.

Intanto, i mesi passavano, e le saracinesche rimanevano chiuse, non garantendo quella continuità0 sperata dal quartiere.

La ricerca della forma giuridica adatta per sviluppare il discorso Microfactory ha impiegato altro tempo. Associazione, Associazione con Partita Iva, Cooperativa sociale o non, Impresa Sociale: nei concorsi, ovviamente si sceglieva di fare un Cooperativa, perché si poteva contare su un budget per il notaio e per il commercialista. Nella realtà, abbiamo aperto un’Associazione, perché questa era l’unica possibilità, ma avere pesanti limitazioni sulla vendita ci limita molto. Un problema che in Brasile non si è posto, mentre in Italia diventa difficile e complicato anche solo scegliere di partecipare ad un mercatino.

E’ la burocrazia italiana a vincere facile. Ci sono autorizzazioni da richiedere per qualunque cosa, nei mercatini bisogna inquadrarsi come hobbisti, OPI1, professionisti o commercianti; ed ogni categoria ha le proprie procedure, marche da bollo e imposte di varia natura a vari enti. Il senso comune suggerirebbe di fare da soli, ma lavorando in gruppo è bene rivolgersi ad un commercialista perché “non si sa mai”. Anche se si vuole organizzare una festa e mettere della musica, c’è da andare in SIAE, in questura, al municipio, chiedere l’autorizzazione per il suolo pubblico (e pagarla), meglio se poi ci si dota di un’assicurazione infortuni (altri costi) e se si vuole offrire da bere è un’altro problema.

Perciò i vincoli normativi il più delle volte bloccano, spaventano e fanno scemare l’entusiasmo delle persone, un’altra delle ragioni per cui gli abitanti si sono allontanati dalla gestione attiva del progetto. Questo ovviamente si somma ai ritardi: tre mesi, sei mesi o nove mesi non sono niente per una procedura amministrativa, ma l’impatto sul vissuto delle persone e sulle loro aspettative è difficile da calcolare.

Portare avanti un progetto in queste condizioni, spesso, diventa anche impossibile. E sempre più spesso, l’unica soluzione è l’informale: quello sfumato confine fra legalità e legalità, fra libera iniziativa e iniziativa organizzata.

Un’altra soluzione può esser quella di rivolgersi a realtà private, organizzando vendite di beneficenza, aste o concorsi finalizzati a promuovere l’attività dell’Associazione. Probabilmente sarà la strada da intraprendere per il 2015, abbinata a richieste di contributi che avremo cura di presentare a Fondazioni ed altri enti benefici. Diventa inoltre necessario, allo stato attuale, trovare uno o più sponsor.

Per le situazioni che richiedono l’intervento o la firma di qualche amministratore c’è poco da fare se non avere pazienza ed insistere al telefono, mentre altre volte è possibile spingere la giunta a prendere determinati provvedimenti di semplificazione, com’è stato fatto ad esempio a Firenze2, ma bisogna essere in tanti.

Sugli sviluppi futuri del progetto, ci auguriamo di poter collaborare attivamente con lo Spazio Anziani e con il Centro Incontro, perché hanno locali sotto-utilizzati, ma pieni di potenzialità. Stiamo valutando poi l’interesse di altri enti di ricerca, perché vorremmo arrivare a finalizzare un metodo originale, nella forma di un insieme di pratiche e conoscenze utile per attivare nuovi centri del fare con l’aspirazione di raggiungere una propria auto-sostenibilità economica sul lungo periodo.


0 E’ bene riflettere un attimo e condividere il concetto di continuità, quando si ha a che fare con delle comunità che nutrono forti aspettative intorno ad un progetto. Per le curatrici, infatti, il progetto aveva una forte continuità, con circa 6 appuntamenti spot negli anni 2010-2013. Per gli abitanti, si trattava invece di laboratori scollegati fra loro, dagli obiettivi non chiari, poiché intendevano “continuità” con un’apertura quantomeno settimanale degli spazi.

1 Operatori del Proprio Ingegno

2 Ad esempio a Firenze basta un’autocertificazione in sostituzione delle procedure amministrative per i concerti sotto i 200 partecipanti che si concludono entro le ore 24, in applicazione della Legge Bray. Si tratta di un provvedimento normativo che non riguarda i diritti SIAE, ma è un punto di partenza.